«La Giungla»: Avventura 04.11.2017




Sei anni più tardi, dopo avere nella fornito per tutta la vita di Daniel Radcliffe definitivamente affermato come uno dei più appassionati, lavorano attori, pronto, sembra assolutamente a nulla, finché si tratta di un interessante e nuovo per lui l’esperienza. Questo paese: un vero entusiasmo lo rende perfetto per il ruolo di Yossi Ginsberg, di 22 anni, israeliano, che nel 1981 decise di conoscere il grande mondo e ben presto si trovò in Bolivia, dove in totale e ha trascorso tre settimane, in piena solitudine e quasi senza rifornimenti vagando per la foresta pluviale.

A livello fondamentale dell’attore e del personaggio unisce l’attrazione verso l’ignoto, e standard espressione del viso di Radcliffe — gli occhi sgranati e un sorriso, parlante, che qualsiasi rischio di pena — è utile per lui nel primo terzo della «Giungla», in cui Ginsberg abbastanza ingenuo per non fidarti di непонятному австрийцу, cenno nella foresta storie di oro e nessuno fino ad allora non si erano incontrati indiani, ma anche di portare con sé altri due amici di recente. Qui si manifesta ancora una decente qualità di attore, raro tra le star del cinema: la volontà di essere parte di un insieme e di non trascinare l’attenzione, in questo caso basata sulla comprensione, che in questa parte del suo viaggio Ginsberg non più i suoi inesperti coetanei, e la figura centrale dovrebbe essere proprio il protagonista Thomas Кретчманна, ancora principale nel mondo del cinema harizmatika con accento tedesco.

La volontà dell’artista protagonista al fisico esperimento, a sua volta, entra in gioco nella seconda ora, richiede da lui strisciando per terra bagnata, al collo affondare nel pantano e perdere peso rapidamente a un livello vicino al eroico ruoli di Christian Bale di dieci anni fa. Tutto questo lo fa, ancora una volta, senza troppo pathos e di instabilità occhio, supportato allo stesso modo personalizzato in questi momenti di regia, e anche se il risultato non diventa soprattutto un gioco profondo, lei, in generale, circa la quale e richiede questo materiale. Il problema non è questo.

«La giungla» diretto da Greg Mclean, l’australiano artigiano, i cui vertici rimangono i suoi primi due film — cult spietato slasher «tana del Lupo» e monster-movie «Coccodrillo», entrambi a loro modo sul confronto tra uomo e natura. Il suo nuovo film in questo senso è necessario per loro, e la natura qui è la natura, e non un singolo suo soggetto; i momenti migliori, quindi, si riferiscono proprio alla sopravvivenza e null’altro, che si tratti di rimescolare eroe su rocce o la necessità di tirare fuori забравшегося sotto la pelle del parassita.

Ma se a prendere, che il valore principale выживальческого cinema — in più strette trasferimento del околосмертного esperienza (con qualsiasi risultato), la «Giungla» in generale sono molto turistica e di sicuro una variazione sul tema, non considera attendibile nella giusta misura, né il suo spettatore, né il suo protagonista. Rare scene reali lunghe prove intervallate salumi, in cui Рэдклиффу non danno marciato due metri senza cambiare l’angolo o l’intero fotogramma; quando lo script decide che è arrivato il momento per un drammatico momento, il personaggio ha emesso alcun monologo, in cui, per qualsiasi e propri servizi ad alta voce spiega se stesso i suoi difetti, o qualcosa di parecchio флэшбэков e allucinazioni, inevitabilmente distrazioni fisiche realtà nel film, il cui protagonista, a differenza, ad esempio, da protagonista «127 ore», rimane perso nonostante quello che si muove continuamente.

L’effettiva dimostrazione di singole crisi si riversa nella немудрящую semplicità dove si è indesiderabile; un cinema che non mi viene in mente che il lasciare Ginsberg dopo 40 minuti con lui e solo così vai sul suo compagno sopravvissuto, organizza ricerche — significa oggettivamente raccontare la vera storia, ma con la radice di strappare edificate tensione anche per chi si conosce in anticipo il finale. Che l’obiettività aiuta a fare è sottolineare il numero di incidenti, che per primo ha coinvolto Ginsberg in questa storia, e poi da lei trascinato, a partire dal tempo intrappolati sotto mano un accendino e di aerosol e di finitura finale dell’incontro. Vero Ginsberg, un uomo religioso, con la convinzione di chiama tutti questi momenti miracoli; altri possono facilmente vedere in loro estremamente potenti coincidenze. Il film, a suo onore, non insiste né in fatto né in un altro.




«La Giungla»: Avventura 04.11.2017